Base del Corpo

Noi siamo una unità di corpo, mente e spirito.

Lo spirito, immanente in tutti gli esseri, nell’uomo diviene per la prima volta potenzialmente manifesto.

Il ché rappresenta lo scopo ultimo della meditazione.

Ma a ciò si può giungere se abbiamo innanzitutto armonizzato le altre due componenti del nostro essere, vale a dire il corpo e la mente.

Lo spirito è innanzitutto consapevolezza, dunque compito prioritario per ogni buona meditazione è portare consapevolezza in queste due componenti.

Nel corpo ciò significa come prima cosa diventare consapevoli di ogni sua sensazione, stato e condizione.

In altri termini occorre imparare a percepirci nel corpo e con il corpo, instaurare con esso quella unità armonizzante che ci fa sentire completi e uniti nella nostra struttura fisica.

Il primo passo è quello di una corretta postura.

Non mi soffermerò troppo su questo aspetto giacché è ormai universalmente conosciuto.

Mi limito a dire che la postura non deve essere rigida, ma adattarsi a ogni persona e soddisfare i criteri dell’equilibrio e di un intimo senso di benessere e di compostezza.

Il raccoglimento, che è un fatto mentale e spirituale, deve qui coincidere con un sentirsi nel proprio corpo, benevolmente e perfettamente a proprio agio.

Si possono effettuare degli esercizi preliminari a proposito, soprattutto per sciogliere quei nodi di irrigidimento effetto di una condizione di stress o di una mancanza di flessibilità.

In un secondo momento si praticheranno respirazioni consapevoli, più o meno profonde, per ossigenare il sangue e purificare i polmoni.

L’attenzione al respiro può giovare contemporaneamente al corpo e alla mente.

Per quanto riguarda il primo aspetto, di cui qui ci occupiamo, è bene che anche la respirazione venga sentita nei suoi movimenti nelle diverse zone del corpo.

Cosa importante è che non la si forzi, ma la si lasci leggera, quasi scorresse da sé.

Essenziale è sentire respiro e corpo nella loro unità profonda e nelle loro reciproche interazioni e trasformazioni.

Pare dunque che il lavoro meditativo sul corpo miri a renderlo quieto ma allo stesso tempo tempo comunicante con la nostra vigile attenzione.

Il focus di questa attenzione consapevole all’inizio potrà dirigersi sulle aree più critiche o su quelle che sentiamo essere a noi più presenti in una loro particolare e specifica modalità.

Ma poi è chiaro che la sfida è rappresentata proprio dal riuscire a recuperare l’intero spettro corporeo alla nostra consapevolezza, anche quelle parti che solitamente restano in ombra, meno o quasi per nulla presenti durante le operazioni in cui siamo impegnati tutti i giorni.

A tal fine è bene di tanto in tanto effettuare una ricognizione totale del corpo (altrimenti detta scanning corporeo), in cui si passa via via a portare la consapevolezza nelle sue parti, iniziando dai piedi e finendo ultimamente alla sommità del capo.

Questa ricognizione ha valore ed è proficua se nel processo delle nostre focalizzazioni si unificano tutte le sezioni corporee fra di loro, in modo tale che alla fine possiamo sentire contemporaneamente l’intero corpo all’unisono.

Di solito abbiamo una consapevolezza molto parziale di tutte le nostre componenti fisiche e quasi sempre in maniera frammentata.

La sfida dell’unione somatica è quella di risvegliare l’intero corpo all’attenzione, in cui ci immergiamo consapevolmente in modo armonico e totale.

Ciò prepara anche la mente alla meditazione, favorendone la calma e la capacità attentiva.